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Dal senso del dovere al senso del piacere: un cambio di prospettiva per il raggiungimento dei nostri obiettivi

La motivazione: il vero motore di qualsiasi azione.

Quell’elemento senza il quale le cose da fare diventano più difficili, di certo faticose. Quel motivo insomma per alzarsi dal letto la mattina.

Parente molto stretta di un altro elemento fondamentale, l’obiettivo. Il motore che ci spinge a raggiungerlo.

E prima della spinta motivazionale verso obiettivi molto, per così dire, alti, ve ne sono altre, di gran lunga più importanti, più urgenti.

Ho fame, devo mangiare. Il mio obiettivo è procurarmi del cibo. Semplice, immediato, non si scappa. Finché non ho soddisfatto la mia fame non riuscirò probabilmente a pensare a molto altro e farò di tutto per soddisfare questo mio bisogno. Niente e nessuno potrà fermarmi.

I bisogni

I bisogni da soddisfare, i nostri obiettivi, sono stati divisi in categorie, o meglio, livelli, da un importante psicologo statunitense: Abraham Maslow.

Maslow ci spiega un principio fondamentale: i bisogni non sono tutti uguali, nel senso che non hanno la stessa priorità. Senza averne soddisfatti alcuni di sicuro non se ne possono soddisfare altri.

I nostri bisogni possono essere suddivisi in cinque livelli; Maslow ha pensato di inserirli dal più basso al più alto all’interno di una piramide.
Solo soddisfacendo i bisogni alla base si può salire di livello, di categoria.

Nella vita quotidiana è semplice capire come: se, tornando all’esempio di prima, ho fame o sete, difficilmente riuscirò a concentrarmi su qualsiasi altra cosa.

I bisogni della piramide di Maslow

Alla base della piramide i bisogni fisiologici, quelli indispensabili per la sopravvivenza umana: respirare, mangiare, dormire, desiderio sessuale, omeostasi.

Al secondo piano la sicurezza: fisica, occupazionale, mentale, familiare, di salute, di proprietà.

Ed ecco spiegato perché in queste settimane così particolari in molti si sono lamentati di non riuscire a trovare abbastanza concentrazione per portare avanti le proprie attività. Una condizione di incertezza come quella che stiamo vivendo può di certo creare preoccupazioni tali da renderci difficile la scalata verso mete più ambiziose. Come nell’esempio della fame, che se non soddisfatto non ci dà modo di occuparci di altro.

Al terzo piano l’appartenenza: amicizia, affetto familiare, intimità sessuale.

Al quarto la stima: autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto.

Al quinto e ultimo l’autorealizzazione: creatività spontaneità, accettazione, problem solving, assenza di pregiudizi, moralità.

Il motore motivazionale più potente, i nostri desideri

Se il periodo che stiamo vivendo ci ha fatto precipitare a momenti verso i piani più bassi della nostra piramide, molti esperti ci hanno consigliato di provare a rifocalizzarci su i nostri obiettivi e di dare particolare importanza ai progetti futuri, per cercare di ricrearci in qualche modo un senso di sicurezza, di concentrarci su qualcosa di importante, di orientarci e ri-orientarci in un mondo che per forza di cose sarà diverso da quello di appena un paio di mesi fa.

A volte, sembra impossibile, i progetti migliori, quelli che alla fine ci danno anche la possibilità di vivere delle nostre iniziative, derivano da semplici intuizioni, dal seguire un desiderio di cambiamento, dall’intravedere qualcosa di diverso per il nostro futuro.

Partire dai nostri talenti, pensare al modo migliore per renderli reali, concreti.
Sul senso del piacere, perché no?

Quante volte concentrandoci su qualcosa che davvero ci piace o ci interessa in fondo ci dimentichiamo anche di mangiare? Quante volte non ci concediamo nemmeno di pensare a cosa ci piace realmente presi dagli impegni, dall’immagine di noi stessi che ci siamo costruiti negli anni? Quante volte diciamo “mi piacerebbe MA”? Quante volte ci giudichiamo male se molliamo un po’ la presa e rientriamo in contatto con i nostri primissimi desideri?

E se

E se quei primissimi desideri potessero di nuovo trovare il loro spazio e magari addirittura dimostrarsi utili per la nostra scalata verso l’autorealizzazione?

E se smettessimo di usare quel MA e dedicassimo anche solo dieci minuti al giorno a mettere nero su bianco i nostri antichi desideri o le cose che oggi ci fanno sorridere? Se decidessimo di non giudicarci più male?

Dieci minuti al giorno sono facili da recuperare, anche per chi è oberato da migliaia di impegni.

Iniziamo la nostra lista, facciamo emergere qualcosa di importante che abbiamo tralasciato.

Diamo spazio alle nostre idee.

 

Fonti:
Stateofmind.it
 

Pubblicato il 24/04/2020 alle ore 12:43

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