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Coltivare la carne in laboratorio: un sogno che diventa realtà?

È di questi giorni la dichiarazione di Bill Gates secondo cui i paesi ricchi del mondo dovrebbero iniziare a consumare esclusivamente carne sintetica per evitare la crisi climatica.

Nel corso di un’intervista alla MIT Technologu Review il co-fondatore della Microsoft affronta infatti, tra le altre cose, il tema delle emissioni di CO2 che provengono dal settore dell’agricoltura, del bestiame soprattutto, considerate una delle cause principali del drammatico cambiamento climatico che stiamo vivendo.
Il suo ultimo libro uscito nel mese di febbraio, dal titolo How to avoid a climate disaster (Come evitare un disastro climatico), parla proprio di questo.
Espone in modo dettagliato cosa è e sarà assolutamente necessario per eliminare le emissioni di gas serra responsabili appunto della crisi climatica.

Il suo parere è che dobbiamo iniziare dal cambiamento delle nostre abitudini alimentari.

“Il clima è come una vasca da bagno che si riempie costantemente di acqua. Anche rallentandone il flusso continuerà a riempirsi con lo sgocciolio, e alla fine straborderà”.

Esistono molte azioni che l’uomo può fare, nella sua vita quotidiana e a livello politico.

C’è un’alternativa per continuare a mangiare la carne con un minore impatto ambientale

Secondo diversi studi infatti l’industria della carne e del latte è responsabile del 14% delle emissioni di CO2 nel pianeta, della land grabbing (il discusso fenomeno di acquisizione di terreni coltivabili di terreni agricoli su scala globale), della deforestazione causata dalla necessità di piantare quantità enormi di soia che servono per sfamare gli animali negli allevamenti.

Bill Gates promuove un’alternativa inimmaginabile fino a pochi anni fa, che fa tutt’oggi molto discutere. L’uso da parte dei paesi ricchi di carne sintetica su larga scala. Carne coltivata in laboratorio considerata da molti un’ottima alternativa per soddisfare il bisogno di proteine animali della popolazione mondiale.

Come si ottiene la carne sintetica?

Raccogliendo le cellule staminali da tessuti animali per farle differenziare in fibre.
Una volta ricavata una quantità sufficiente di tessuto muscolare la carne così ricavata può essere venduta.

L’aveva già detto Churchill in tempi non sospetti, auspicando che un giorno la tecnologia avrebbe permesso di “superare l’assurdità di far crescere un intero pollo per poterne mangiare il petto o le ali, facendo sviluppare queste parti separatamente”.
Profetico?

Un po’ di storia

È del 1995 il primo brevetto, depositato dal ricercatore e industriale olandese Willem van Eelen che riguarda la “produzione industriale, con tecniche di laboratorio, di cellule di tessuto di carne e di pesce con completa rassomiglianza esteriore, aspetti organolettici e caratteristiche”.

  • Nel 1998 Jon F. Vein presenta un brevetto negli Stati Uniti per la “produzione di tessuto ingegnerizzato di carne”.
  • Dal 1999 partono le ricerche della NASA per produrre carne in vitro da destinare agli astronauti in missione.
  • Nel 2005 esce la prima vera pubblicazione scientifica sulla rivista Tissue Engeneering.
  • Nel 2011 viene effettuato il primo studio sulla sostenibilità della carne coltivata.
  • Nel 2013 il progetto doventa di dominio pubblico quando viene ripreso per una tv il primo assaggio di un hamburger di carne da laboratorio.
  • Nel dicembre 2020 in un ristorante di Singapore viene servita per la prima volta carne sintetica di pollo.

Presente e futuro della carne sintetica

Si tratta di un processo laborioso e ad oggi ancora troppo costoso per poter essere industrializzato. Sembra comunque che abbia il vantaggio di produrre meno emissioni di metano.

Ci sono molti pro certamente, come l’enorme diminuzione della macellazione degli animali e quindi del consumo di suolo e di acqua, un maggiore controllo della carne coltivata che porterebbe ad una forte riduzione di malattie provenienti da animali e del ricorso agli antibiotici (Fondazione Veronesi).

Una maggiore sostenibilità di certo, in termini di uso di energia, acqua, emissioni, la necessità di investire su metodi di produzione energetica sostenibile.

Ma al momento in molti evidenziano anche dei “contro”: l’uso di sostanze chimiche, degli ormoni e dei fattori di crescita per la coltivazione delle cellule iniziali e alcune perplessità sull’utilizzo di siero fetale bovino. La probabile riduzione di posti di lavoro e il rischio di aumentare il divario tra popolazioni ricche, che possono produrre con tecnologie così avanzate, e popolazioni povere.

Di fatto non esiste ancora un’opinione largamente condivisa sulla carne sintetica. Un po’ perché come sempre le novità vengono prese con le molle dall’opinione pubblica, un po’ perché in effetti la letteratura a riguardo è ancora scarsa. 

Da amanti dell’innovazione continuiamo a seguire questo fenomeno con grande curiosità e spirito critico.

 

Pubblicato il 01/03/2021 alle ore 16:59

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